“ C'è stato un tempo in cui amavo salire da sola sulle montagne, amavo camminare, lo facevo col sole, la pioggia, il vento e la neve, lasciavo cadere briciole di pane (erano puntini bianchi per il ritorno o forse segnali per farmi trovare oppure briciole per i passeri amici degli spiriti solitari) e mangiavo bacche mature di rosa canina, portavo con me la mia scatola nera magica, la Polaroid 636, e durante lo sviluppo mettevo le fotografie accanto al cuore. Dipanavo così la matassa dell’ingombro dei pensieri e accarezzavo la malinconia” Angelo Zzaven: Federica, per iniziare vorrei che mi parlassi di te: chi sei, cosa fai, come e quando è entrata la fotografia nella tua vita? Federica Zucchini: Chi sono? Domanda difficile. Da dove potrei iniziare per parlare di me stessa, potrei partire da lontano, oppure da vicino. Parto da queste parole. Federica è come gli alberi, ha i piedi per terra e la testa tra le nuvole. Lei sogna, sogna e desidera. Dalle sue finestre osserva sempre il ciel...