Caterina Codato

 “Essendo convinta che la trattazione del corpo femminile nella storia delle immagini, per mano quasi esclusiva di artisti maschi, rappresenti una forma di sfruttamento, ho pensato di indagare e ampliare l’argomento attraverso i dipinti di autori che ho avuto modo di ammirare nei musei veneziani... È stata una esperienza molto forte muovermi nelle sale ed essere attirata da alcuni particolari, isolandoli e sfocandoli con la fotocamera, per sottolineare anche l’aspetto ambiguo e perturbante della fotografia. Grazie all’editing, poi, la storia che volevo raccontare ha preso forma”


Angelo Zzaven: Caterina, questa intervista nasce dalla mia curiosità per il tuo ultimo lavoro “Per mezzo di sguardo immacolato” recentemente vincitore del 13° premio portfolio “Maria Luigia” al ColornoPhotoLife... ma avremo modo di parlarne lungo la nostra chiacchierata. Per iniziare vorrei che mi parlassi di te: chi sei, cosa fai nella vita? Come nasci fotograficamente?

Caterina Codato: Angelo innanzitutto grazie per questa opportunità, sono felice di aver suscitato il tuo interesse con il mio ultimo lavoro fotografico Per mezzo di sguardo immacolato a cui tengo molto per vari motivi. Rispondo però subito alla tua domanda sul chi sono, per fugare ogni dubbio: mi sono formata alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia, pertanto non produco esclusivamente fotografia, ma la utilizzo - e lo stesso vale per altre tecniche - quale mezzo espressivo finalizzato alla mia ricerca artistica e alla sperimentazione. La fotografia, nello specifico, è entrata nella mia produzione nel 2016 quando ho deciso di intervenire su alcune mie opere contaminandole al torchio e realizzando dei monotipi; successivamente ho acquisito le tecniche della fotoincisione, della cianotipia e altre tecniche fotografiche più antiche come ad esempio il clichè verre. Arrivare a dei progetti artistici più squisitamente fotografici è stato un percorso naturale. Al momento l'arte impegna una parte della mia vita ma non escludo di poter un giorno realizzare il mio sogno e far coincidere le due vite che al momento viaggiano parallele.

Angelo Zzaven: Nelle tue parole mi sembra di leggere un distinguo tra arte e fotografia, senti molto questa differenziazione, per distinguerla, dobbiamo definirla fotografia artistica?

Caterina Codato: In realtà faccio solo un distinguo che è necessario quando si parla di un linguaggio, la fotografia, che sa parlare lingue differenti. Nel mio caso la fotografia entra in un percorso artistico che coinvolge anche altre forme d’arte. Come ho già anticipato, amo la contaminazione. E qualora non la contaminassi con altro, per me la fotografia sarebbe comunque da intendersi come mezzo di espressione. È indubbio, però, che ci siano settori in cui la fotografia è presente senza avere, legittimamente, nessuna ambizione artistica. Sono tanti gli ambiti tecnico -scientifici o quotidiani che richiedono il supporto della fotografia, pertanto, non esiste solo la fotografia come arte.

Caterina Codato

Angelo Zzaven: Tra gli artisti di oggi e quelli del passato (parlo di tutte le forme d'arte), chi ha influenzato maggiormente la tua creatività?

Caterina Codato: Sono sempre stata affascinata da artisti molto distanti tra loro, anche nel tempo. Nella mia produzione pittorica, ma anche fotografica, guardo a figure del passato come William Turner o Vincent Van Gogh, per esempio, ma anche ad autori più vicini a noi, come Andy Warhol o Gerard Richter. Amo molto Mario Cresci, che sento vicino al mio percorso di ricerca e sperimentazione e non posso certo dimenticare il grande incoraggiamento ricevuto da Efrem Raimondi, che ha contribuito a rendere più consapevole il mio rapporto con la fotografia.

Mi ritengo inoltre fortunata, poiché la frequentazione della Scuola Internazionale di Grafica mi ha dato modo di lavorare con artisti di spessore dai quali ho imparato molto, una per tutti Matilde Dolcetti. Uno dei miei grandi incontri, infine, è stato quello con Dario Fo, con il quale ho lavorato ed esposto nel 2017.

Angelo Zzaven: Parlando di fotografia, ti senti di individuare un progetto di cui conservi un ricordo particolarmente positivo tra gli autori contemporanei?

Caterina Codato: Questa è una domanda a cui, per me, è quasi impossibile rispondere. Il motivo è semplice: non amo isolare singoli progetti, preferisco guardare al percorso creativo di un autore nella sua totalità.


Caterina Codato

Angelo Zzaven: Parliamo del tuo lavoro “Per mezzo di sguardo immacolato”, mi dici come matura in te l'idea di realizzarlo, qual è il concetto che lo sorregge?

Caterina Codato: L’idea di questo lavoro nasce a luglio sulla scia di Boke un progetto fotografico sui fiori, nel quale matura in me una consapevolezza maggiore sul tema del corpo e delle cicatrici. In Boke, il papavero diventa escamotage per la rappresentazione di una forma di erotismo/femminilità/violenza sopite che si manifesta con i rossi e i neri, due colori che si contrappongono e si mescolano, attraverso la velatura dello sfocato. Avevo già affrontato alcuni temi a me molto cari, in particolare quello sulla violenza di genere, utilizzando ad esempio la cianotipia nell’opera Un quarto d’amore esposta alla Scuola Internazionale di Grafica e realizzata lavorando con il fotografo Andrea Buffolo. Il passaggio dal fiore alla carnalità dei corpi, è stata sofferta, ma inevitabile.

Essendo convinta che la trattazione del corpo femminile nella storia delle immagini, per mano quasi esclusiva di artisti maschi, rappresenti una forma di sfruttamento, ho pensato di indagare e ampliare l’argomento attraverso i dipinti di autori che ho avuto modo di ammirare nei musei veneziani: così, vista l’importanza e la completezza dei pezzi della collezione, mi sono soffermata sulla Pinacoteca Martini di Cà Rezzonico Museo del 700 Veneziano. È stata una esperienza molto forte muovermi nelle sale ed essere attirata da alcuni particolari, isolandoli e sfocandoli con la fotocamera, per sottolineare anche l’aspetto ambiguo e perturbante della fotografia. Grazie all’editing, poi, la storia che volevo raccontare ha preso forma.

Angelo Zzaven: Partire dalla propria arte per parlare di un argomento così importante ti fa onore. Di violenza di genere è piena la cronaca dei nostri giorni, mi piacerebbe sentire un tuo pensiero su questo dramma che si perpetua nel tempo e che sembra senza soluzione. Me ne vuoi parlare?

Caterina Codato: Innanzitutto voglio premettere che aborro la violenza in tutte le sue declinazioni. E’ evidente a tutti che la problematica legata alla violenza di genere, ed in particolare i femminicidi, abbia già raggiunto dei limiti intollerabili che la società apparentemente assorbe senza grossi contraccolpi: sembra oramai una consuetudine che non fa più alcuna notizia. Credo che il problema vada gestito a monte principalmente all’interno della famiglia con una educazione profonda alla gestione dei “no” ed al superamento in maniera proattiva delle difficoltà che ogni essere umano può incontrare nel suo percorso.

Siamo tutti purtroppo abbastanza egocentrici, ci concentriamo sull’”io” e questo ci impedisce, spesso, di vedere chiaramente l’altro e le differenze che inevitabilmente ogni essere umano porta con sé. Il diverso ci spaventa perché la società di oggi non accetta chi non rientra nei canoni ad esempio estetici: anche per questo ho voluto utilizzare le figure femminili del ‘700 sicuramente molto diverse da quelle rappresentate oggi. Ecco direi che io attraverso l’arte spero di poter osservare ed accettare in maniera più consapevole l’altro con le sue diversità.

Caterina Codato

Angelo Zzaven: Torniamo al tuo lavoro “Per mezzo di sguardo immacolato”, titolo curioso, me ne parli? Sei arrivata subito all'idea dello sfocato o sei andata per tentativi, facendo altre prove che non conosciamo? Hai parlato di editing finale, in che cosa consiste?

Caterina Codato: Lo sguardo immacolato è il mio e quello di tante altre persone di fronte la violenza, quasi lo stupore nel guardare un impossibile che si fa reale. Ho voluto utilizzare l’aggettivo “immacolato” proprio per evidenziare questo concetto. Ho già avuto modo di spiegare in una mia risposta precedente, che l’uso dello sfocato nasce con il mio progetto precedente, Boke. Non è una novità, per me. Quell’impossibile che si fa reale, come ho detto all’inizio di questa risposta è qualcosa talmente difficile da comprendere che non si mostra subito con nitidezza. Non avrebbero avuto senso, per me, immagini a fuoco. La sfocatura, in ogni caso, è una delle possibilità offerte dal mezzo fotografico, non è certo un errore, se applicato concettualmente in maniera coerente. Sono diversi gli autori e le autrici che lo hanno adottato, cito per esempio Uta Barth, per restare sul contemporaneo. Per rispondere invece alla questione dell’editing, torno su una spiegazione già data in precedenza: sono arrivata alla scelta delle venti immagini finali da un gruppo ben più cospicuo di fotografie. Avere ben chiara la storia che si vuole raccontare, non significa avere in testa anche il numero esatto di fotografie con cui raccontarla. Ho realizzato molte immagini, le ho lasciate sedimentare e successivamente ho ristretto il campo a quelle che erano strettamente necessarie.

Angelo Zzaven: Grazie per le precisazioni. Mi parli dei tuoi progetti futuri?

Caterina Codato: Attualmente ho in cantiere alcune esposizioni che riguardano appunto i miei progetti fotografici. In questi mesi sto lavorando ad una mostra che si svolgerà nel 2024 alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia: sarà interessante portare la mia fotografia là dove mi sono formata come artista e dove ha preso vita tutto il mio percorso. Per quanto riguarda la produzione di nuovi lavori, posso solo dire di essere in fase di ricerca, ma, scaramanticamente, preferisco ancora non svelare nulla.

Caterina Codato

Angelo Zzaven: Tutto ciò che compare in un'immagine, parla di noi? Noi siamo le nostre immagini?

Caterina Codato: Penso che le immagini che produciamo, così come ogni opera d'arte, siano il frutto delle nostre esperienze e di ciò che abbiamo letto, guardato ascoltato, assimilato, questo se siamo onesti fino in fondo con noi stessi quando le realizziamo.

Io sono convinta che noi siamo sicuramente le nostre immagini.

Angelo Zzaven: Credo che siamo le nostre immagini anche quando non siamo onesti con noi stessi, poiché anche in quel caso stiamo trasferendo quello che siamo, con le nostre virtù e con i nostri difetti, con la nostra onestà o con la nostra disonestà. Che ne pensi?

Caterina Codato: Io parlavo di onestà intellettuale che conduce sicuramente alla conoscenza - soprattutto di noi stessi - e che a mio avviso assicura la bontà dell'opera, trasferendola su un registro di condivisione più ampio. I lavori che non sono sinceri - nel bene e nel male - non sono destinati a fare molta strada.

Caterina Codato

Angelo Zzaven: Hai detto di avere incontrato il grande artista e Premio Nobel Dario Fo e di averci fatto dei lavori insieme. Di cosa si è trattato? Immagino sia stato emozionante lavorare con lui, mi racconti qualcosa?

Caterina Codato: Ho lavorato con Dario Fo nell’estate del 2016 in un laboratorio al Museo Toni Benetton di Mogliano Veneto (Treviso) re-interprentando due tele ad acrilico su sui bozzetti tratti dall’opera Johan Padan a la descoverta de le Americhe. Le opere sono state poi esposte nello stesso anno al Museo Archeologico di Altino (Venezia) ed ora fanno parte della collezione del MusaLab. L’emozione è stata grande anche perché ho avuto modo di approcciare in quell’anno la tecnica dell’acrilico su tela grazie anche ai preziosi consigli del pittore Enrico Berico Bartolini suo stretto collaboratore e la realizzazione di queste tele di grande formato.

Avevo appena incominciato a fotografare ed ho prodotto una serie di immagini in bianco e nero realizzate all’interno del laboratorio ed una serie di scatti realizzati a Dario Fo. Una delle mie fotografie è stata poi utilizzata per la realizzazione della targa commemorativa che è presente all’interno del Museo Toni Benetton nella sala a lui dedicata. Non riesco a trasmettere a parole l’emozione di vederlo disegnare e di sentirlo parlare di arte e non solo, ma spero che le mie fotografie riescano in questo intento. E’ stato un astro che è entrato nel mio mondo ed ha contribuito a definire il mio modo di concepire l’arte.

Angelo Zzaven: Caterina, la nostra chiacchierata volge al termine. Ti chiedo, come faccio sempre, di rispondere a una domanda che non ti ho fatto. Ti ringrazio per la disponibilità.

Caterina Codato: Qual è l’utilità della fotografia? Può cambiare in qualche maniera le cose? Sicuramente può cambiare chi la produce e chi la osserva, suscitando riflessioni e orientando l’osservazione verso nuovi modi di pensare e forse anche verso decisioni diverse.

Grazie ancora per questo spazio.


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